La letteratura che oltrepassa le sbarre. Esperienze di dialogo e inclusione a Torino

Inserito da Enrica il 07/11/2016 10:08am

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PRIGIONE

La realtà delle strutture CIE (Centri di identificazione ed espulsione) sparse in alcune zone d’Italia è ben nota ai più. Meno noto è quello che succede all’interno e le azioni che alcuni gruppi di persone hanno deciso di intraprendere autonomamente per esprimere la propria opposizione contro la realtà dei CIE e la loro solidarietà a chi si trova all’interno di queste strutture. In questo contesto, un gruppo di solidali ha proposto di inviare dei libri in lingua araba all’interno del Carcere dove delle persone rinchiuse nel CIE di Torino sono state portate dopo delle rivolte. Un’iniziativa autofinanziata che mira ad oltrepassare i muri con il mezzo della lettura.

Al referente di questo progetto abbiamo rivolto alcune domande:

Arabook: Come e quando nasce il vostro gruppo?                                                                                            

Il nostro gruppo nasce cinque anni fa da una tre giorni sul tema critico delle frontiere, al quale partecipavano persone di diverse nazionalità. Da questo incontro è nato un rapporto di collaborazione e di amicizia. Il gruppo conta tra le 15 e le 20 persone. La realtà da cui partiamo è Torino, in particolare i quartieri popolari della città nei quali viviamo, ma partecipiamo a una rete più grande, nello specifico siamo in contatto con gruppi di Brindisi e Roma.

Arabook: Quali sono i vostri obiettivi?                                                                                            

Ci impegniamo attraverso azioni di vario tipo per mostrare la nostra solidarietà alle persone rinchiuse nei CIE, sia nelle sezioni maschili che femminili, e per far sì che la gente sappia quello che succede all’interno, attraverso cortei, presidi, banchetti informativi.

Arabook: Quali azioni perseguite e in quale modo?                                                                                        

Da cinque anni quasi ogni mese organizziamo presidi davanti alle mura del CIE. Tramite impianti audio, leggiamo un numero di telefono al quale gli immigrati possono rivolgersi in caso di necessità, oppure, con palline da tennis, lanciamo messaggi di solidarietà per spiegare la nostra azione e ciò che succede negli altri CIE d'Italia. Infatti, le persone che vivono nel CIE hanno la possibilità di avere un telefono (che non faccia foto e che non si colleghi ad internet). Quando chiamano il nostro numero di telefono le persone ci parlano della propria esperienza, hanno voglia di raccontare e questo li solleva dalla loro situazione. Da parte nostra cerchiamo di sapere come stanno e quali forme di resistenza attuano, se possiamo raggiungere i loro parenti, se l’avvocato si sta muovendo in maniera giusta, e tante altre informazioni che ci permettano di aiutarli. Con l’aiuto di Radio Blackout (una radio libera e associativa di Torino) cerchiamo di fare pubblicità, di far passare le notizie da dentro a fuori, di raccontare qual è la realtà dei CIE.  La diffusione delle notizie avviene anche nei quartieri popolari di Torino durante cortei, presidi, attraverso materiale, documenti audio, trascrizioni delle parole delle persone recluse nei CIE.

Arabook: Come è nata l’idea di diffondere libri in arabo all’interno di alcune prigioni? 

Alcune persone rinchiuse nei CIE sono state arrestate dopo proteste e rivolte, individuali o collettive, e dunque portate in carcere. Noi, per quanto possibile, cerchiamo di rimanere in contatto con loro via posta per rompere l'isolamento. L’idea è nata un paio di mesi fa durante una riunione, su mio suggerimento: abbiamo convenuto che ho oltre ai vestiti, ai telefoni e alle ricariche e ad altri aiuti economici, avremmo potuto mandare dei libri. Conosco l’esperienza carceraria e so come un libro è capace di dare un po’ di evasione mentale, di aiutare a mantenere la calma, di far allontanare i pensieri dalla propria condizione di reclusione. Così, abbiamo pensato di organizzare due invii di libri: un primo invio senza alcuna indicazione del progetto, giusto per sondare il terreno ed evitare disagi con l’amministrazione penitenziaria. Dopo una prima valutazione del progetto, compiuta grazie allo scambio di lettere con le persone recluse, vorremmo prevedere un secondo invio di libri, unito a messaggi di solidarietà e all’invito a far girare queste pubblicazioni e a mantenerle dentro il carcere, cosicché servano anche in futuro a chi si troverà nella stessa situazione. L’iniziativa è autofinanziata: i soldi per l’acquisto dei libri sono stati raccolti durante una cena di beneficienza  che abbiamo organizzato a Torino.

Arabook: Quale risposta vi aspettate? 

Da una parte, speriamo che il rapporto tra noi e i carcerati si rinforzi, e che questi libri possano aiutarli ad affrontare le situazioni in cui si trovano e a percepire la nostra vicinanza. Dall’altra parte, vorremmo informare la gente e attivare processi di scambio e solidarietà, profondamente convinti che tutti noi abbiamo molto da imparare da queste persone. Vorremo che questi libri "rimanessero" all’interno del carcere, che girassero di mano in mano, così che più persone li possano leggere e che possano essere parte di questa solidarietà.

Dopo aver ricevuto la richiesta da parte di questo gruppo di Torino, siamo stati contattati, come libreria, da altre realtà associative impegnate in azioni di solidarietà, sia nei Free Spots di Ventimiglia, sia nei campi profughi di Salonicco. La richiesta è sempre stata la stessa: libri in arabo per bambini ed adulti. Questo articolo vuole essere un invito rivolto a tutti a riflettere su queste realtà formali e informali che, oltre a fornire beni di prima necessità, riconoscono nel libro uno strumento di solidarietà e, attraverso il libro arabo implicitamente, riconoscono il Mondo Arabo come portatore di Cultura.