Archive | Senza categoria

18 gennaio 2012 ~ 0 Comments

Addio Ibrahim Aslan

 

“Il più bel uccello del Nilo, stanotte, ha lasciato il lago” il poeta palestinese Murid Barghouti ha commentato cosi la dipartita dello scrittore egiziano Ibrahim Aslan, domenica 8 gennaio
Autodidatta, Aslan nasce a Tanta nel 1935, non frequenta le scuole superiori e dopo degli studi tecnici, lavora nei servizi telegrafici della posta egiziana.

 

 

 

Un’esperienza, questa, che gli è valsa la sua prima raccolta di racconti Wardyat layl (Squadra notturna) nel 1970.
Un giorno, Ibrahim Aslan chiedendo ad un suo collega più colto come fare per diventare scrittore, gli viene risposto che deve leggere molto. Aslan non farà altro che leggere più che scrivere. Questo amore per la lettura gli permetterà più tardi di recensire, con uno stile semplice e allo stesso tempo profondo, numerosi libri attraverso le colonne del quotidiano al-Ahram.
Considerato appartenente alla corrente  degli scrittori della generazione degli anni sessanta, ha pubblicato non molte di opere: tre romanzi, due raccolte di racconti brevi e due raccolte di saggi.

 

 

 

 

Il suo primo romanzo Malik al-hazin (L’airone) pubblicato nel 1983, è sicuramente il più famoso e considerato tra i migliori 100 romanzi arabi. La popolarità del romanzo è poi stata amplificata  grazie alla versione cinematografica che ne è stata tratta (Kit-kat, di Dawoud Abdel-Sayed).

 

Il secondo romanzo, Asfir al-Nil (uccelli del Nilo tradotto in italiano da Bianca Longhi) pubblicato 16 anni più tardi nel 1999 e l’ultima opera appare nel 2009 con il titolo Hugratan wa-sala (Due stanze e soggiorno) .
Aslan ha avuto una relazione poetica con la lingua e uno dei suoi tratti caratteristici era la grande cura nello scegliere le parole al punto tale che lo scrittore da considerarla un handicap.
La scorsa estate in un intervista al quotidiano al-Safir, dichiarò che “qualunque cosa accadrà dopo”  era felice di essere stato testimone delle rivolte iniziate nel 2011 che a suo parare erano“ l’inizio del crollo della barriere della paura”.
 

 

enrica battista

fonti : al masry a lyawm – english edition

Leggi anche : 5 romanzi sulla Rivoluzione e su Piazza Tahrir

La bibliografia completa e estratti delle opere di Ibrahim Aslan sono disponibili sul sito di  Shuruk

Bibliografia di Ibrahim Aslan in italiano

Ibrahim Aslan, Gli uccelli del Nilo,  trad. di Bianca Longhi, Jouvance 2004


Unique visitors to post: 20

Continue Reading

11 gennaio 2012 ~ 1 Comment

Era l’unica soluzione !

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il 25 gennaio avrebbe segnato l’inizio di una rivoluzione popolare che realizzerà in 18 giorni quello che per anni i riformisti non erano stati capaci di fare. Ma come è successo?

Nel suo libro, Wahid Abd al-Meguid si mette a lavoro per analizzare il fenomeno. Secondo lui la rivoluzione è scoppiata perché la riforma era impossibile da realizzare “Una riforma del sistema sarebbe stata impossibile con un regime politico corrotto politicamente e socialmente, In questo contesto, la rivoluzione era l’unica e l’ultima soluzione” analizza l’autore. Il metodo rivoluzionario ha preso il sopravvento sul metodo riformista e per l’autore ora è il momento di tracciare una rotta “I sostenitori della rivoluzione avevano ragione quando hanno avvertito che le sole dimissioni di Mubarak non sarebbero bastate a costruire un Egitto libero e giusto. La rivoluzione non raggiungerà  i suoi obiettivi unicamente perché Mubarak è assente dalla scena politica. Quello di cui si ha bisogno di una sorta di tabella di marcia per il periodo di transizione” spiega l’autore.
L’autore approfondisce la sua analisi. Il libro è diviso in tra capitoli. Il primo si occupa della relazione tra la rivoluzione e la riforma, evocando le ragioni che hanno portato allo scatenarsi della rivoluzione del 25 gennaio. Il secondo capitolo ricorda gli eventi politici susseguitisi svolti nei cinque anni precedenti la rivoluzione. Infine il terzo capitolo parla delle prospettive della rivoluzione. La caduta del regime è dovuta a fattori multipli : Gamal Mubarak il figlio del vecchio presidente, è uno dei fattori. Tornato  Egitto negli anni novanta dopo aver lavorato a Londra, Gamal era alla ricerca di un nuovo ruolo quindi fonda un’associazione caritatevole che chiama “l’associazione del domani”. E’ da questo momento che inizia l’ascensione di Gamal diventando il principe che avrebbe portato il PND verso nuovi orizzonti con lo slogan “il pensiero nuovo”. Ben presto il figlio minore di Mubarak si circonda di un nugolo di uomini d’affari, moltiplica le sue apparizioni televisive e appare come la star della politica egiziana. Poco a poco si comprende che il fine di questo “show” è di far salire Gamal Mubarak al vertice del partito al potere. “lo slogan del pensiero nuovo non era altro che una copertura dietro la quale si profila il matrimonio tra il potere e la fortuna” afferma Wahid Abd al-Meguid.
Quali le evoluzioni?
Dopo aver discusso la corruzione del regime, Wahid Abd al-Meguid, conclude il libro presentando la sua visione del futuro. Come si evolverà l’Egitto ora? Come arrivare ad un futuro migliore, un futuro democratico e libero? Instaurando un vero sistema pluralista. È la prima cosa da fare, sottolinea Wahid Abd al-Meguid, affinché i giovani creino nuovi partiti politici. Questa sarà una delle conseguenze positive della rivoluzione del 25 gennaio. Ogni partito dovrà avere un programma politico basato sulla costruzione di un nuovo Egitto democratico, libero e dotato di una “Costituzione costituzionale” , afferma l’autore. È arrivato il momento per tutti noi di conoscere e di capire che cosa sia dotarsi della costituzione quindi la democrazia. Il regime deve essere fondato su una costituzione che permetta di chiedere il rendiconto al potere politico. La costituzione che non si basa sui principi costituzionali non può essere considerata una costituzione. Infatti uno dei vantaggi di questa rivoluzione è stata l’aver riportato l’interesse della popolazione verso la Costituzione.
Anche se questo libro ha il merito di essere particolareggiato, rimane incompleto. Il libro è più simile all'introduzione di uno studio che uno studio completo sulla  rivoluzione. Tuttavia, questa è una buona "prima lettura". Altre opere possono essere necessarie per coprire tutti gli aspetti della rivoluzione del 25 gennaio, che ha portato all’ Egitto e all'umanità dei punti di somiglianza con altre rivoluzioni.

tratto da Ahram Hebo n° 868

Wahid 'Abd al-Meguid, Tawrat 25 yanair : qira'at al-ula, Markaz al-Ahram, 2011


Unique visitors to post: 15

Continue Reading

24 novembre 2011 ~ 0 Comments

I 50 NOMI DELL’AMORE

….Che cosa l’amore ? Soprattutto perchè da millenni, profeti, sovrani cinesi, shah persiani e califfi arabi del passato, così come le multinazionali dei nostri giorni, mobilitano frotte di  esperti per decodificare e decifrare le proprie emozioni? C’è dunque una magica relazione tra amore e potere? Esiste una connessione tra amore e leadership? E se si, qual è questa misteriosa connessione ? Bisogna forse essere amati da chi ci comanda per la buona riuscita di un progetto comune?……(Fatima Mernissi)
Scritto dall’Imam Ibn al-Qayyim al-Jawziyya nel XIV secolo, I 50 nomi dell’amore continua a suscitare l’interesse degli artisti del 21esimo secolo e il loro recupero da parte di artisti e calligrafi marocchini non ha mancato di suscitare molta emozione.
Un’avventura nata nell’ufficio dell’editore, Rashid Shraibi, dopo aver incontrato Fatima Mernissi, di ritorno da una conferenza a Manama (Bahrein) nel 2009. La sua idea era di condensare I 50 nomi dell’amore, raccolti in un CD e libro pubblicato in arabo in Libano, per poi tradurli in inglese e francese. E inoltre di realizzare una versione illustrata da calligrafi e artisti diversi. “I 50 nomi dell’Amore potrebbe aiutare i giovani dell’oriente e occidente, disgustati dalla guerra, a diventare dei leaders altruisti che sognano di costruire una comunità universale dove “Adab” e civiltà trasformino i viaggi in piaceri che arricchiscono
È sotto questi auspici che il progetto ha iniziato a prendere forma: sono state integrate le calligrafie di Mohammed Idali mentre Fatima Mernissi ha ripreso i 50 nomi dell’amore attualizzandoli e commentandoli. Il testo originale è stato tradotto in francese e i commenti scritti in francese da Fatima Mernissi sono stati tradotti in arabo da Fatima-Zahra Zryouil.
Dopo la lettura di questo libro tutti vorranno conoscere il libro originale intitolato “Rawdat al-muhibbin wa-nuzhat al-mushtaqin” (Il giardino degli amanti e la passeggiata degli aspiranti) dove Ibn Qayyim al-Jawziyya raccoglie alcuni discorsi dei grandi sufi sull’amore e l’adorazione.
Uno studioso eccezionale
Ibn al-Qayyim, il cui vero nome è Muhammad Abi Bakr Ibn Sa’d al-Zar’i al-Dimashqi, aveva anche il titolo di Shams al-Din e il soprannome di Abu Abdallah. Il nome di Qayyim al-Jawziyya lo aveva acquisito da suo padre direttore della scuola “Al-Jawziyya” sita a Damasco.
Discendente di una famiglia di studiosi, noto per la sua pietà, Ibn Qayyim al-Jawziyya nacque nel 691 dell’egira e studiò sotto la direzione e protezione del padre. Fu particolarmente influenzato dal suo professiore Ahmad Ibn Taymiyya, sull’interpretazione e difesa del Corano e della Sunna.
Le 50 noms de l'amour : le jardin des amoureux d' al-Imam Ibn Qayyim al-Jawziyya, présente par Fatema Mernissi ; calligraphies Mohamed Idali, Rabat, Marsam – 2011

Unique visitors to post: 40

Continue Reading

13 ottobre 2011 ~ 0 Comments

RIVOLUZIONI DI CARTA

Rivoluzioni di carta

Elisabetta Bartuli

Se è vero che le rivoluzioni arabe di questo 2011, esattamente come tutte le rivoluzioni, sono scoppiate da un giorno all’altro, è altrettanto vero che non sono nate dal nulla. Certo non le avevano messe in conto quanti, per oltre un decennio, si sono limitati a guardare all’intera regione attraverso l’unico prisma dell’islamismo radicale e, di conseguenza, ne avevano estrapolato l’unica visione possibile, quella di un mondo stagnante, accartocciato su se stesso, storicamente se non geneticamente refrattario alla modernità e alla democrazia. Di sicuro, però, studiosi di altre discipline proponevano, anche loro da più di un decennio, scenari diametralmente opposti. Ai demografi  in primis e, come ovvio strascico, a chi osservava i movimenti e i cambiamenti di ambito culturale [2], il mondo arabo appariva frustratamente effervescente, naturalmente proteso verso l’universalità, dolorosamente in linea con i tempi moderni e i diritti/doveri che ne dovrebbero risultare.

Nei recenti avvenimenti, in particolare, hanno trovato una conferma alle loro aspettative gli studiosi di letteratura, vuoi perché la narrativa, su cui si concentrano, non è esposta alla luce dei poco generosi riflettori dell’attualità più spiccia o, molto più probabilmente, proprio in virtù della marginalità della materia. Sta di fatto che da un’analisi anche solo quantitativa della recente produzione letteraria araba si evinceva con chiarezza che la realtà aveva travalicato gli stereotipi più correnti. A dimostrazione che la dissidenza politica era un fatto diffuso, per esempio, bastava guardare all’ampio “filone”, ormai “canonico”, che va sotto il nome di “letteratura di prigionia” e che tratta della detenzione di molti intellettuali arabi – musulmani, cristiani o laici, senza distinzione – che hanno trascorso mesi e a volte anni tra le quattro pareti di una cella a causa di una esplicita opposizione alle politiche dei governi in carica quando non per una semplice affiliazione ai partiti d’opposizione. E per rendersi conto di quanto fosse obsoleta l’affermazione che le donne arabe non hanno voce, bastava guardare a come in pochi anni (1995-2000) la produzione di narrativa a firma femminile fosse passata da un risicato 10-15% sul totale del pubblicato a un gagliardo 50%. Nel corso degli anni, inoltre, la letteratura aveva minato alle radici anche un’altra radicata certezza, quella che voleva la società araba irrimediabilmente scissa tra un’elite abbiente e occidentalizzata e un popolino incolto e tradizionalista. Le biografie delle ultime generazioni di scrittori, invece, parlavano di una cospicua fetta di popolazione formata da giovani istruiti e proletari, difficilmente catalogabili in una bassa borghesia ma pronti ad assumerne il ruolo propulsivo.

L’Egitto, nella sua veste di paese più popoloso dell’aerea [3] e di tradizionale motore dell’industria culturale araba, ben si presta a esemplificare le tappe di un percorso forse non appariscente ma sicuramente lineare. I dati biblioeconomici egiziani dell’ultimo cinquantennio raccontano con chiarezza che, sebbene la narrativa abbia goduto di buona salute – si è passati dai 100-150 titoli/anno delle decadi Sessanta e Settanta ai 500-600 titoli/anno della decade Novanta – il 75% dei romanzi ha continuato a essere pubblicato dall’editoria di stato o in proprio dagli autori, mentre buona parte del restante 25% da grossi gruppi editoriali parastatali della carta stampata. Il che significa che il controllo governativo non ha mai smesso di dettare le sue condizioni, diventate via via sempre più opache, burocraticamente mostruose e clienteliste. E, soprattutto, eminentemente censorie, specialmente dopo il 1977, quando viene soppresso l’istituto della censura preventiva sulle pubblicazioni, sostituito peraltro da quello della hisba, ossia della possibilità di denunciare scritti in commercio che si ritengano lesivi della religione o della morale, pubblica o privata, un’operazione su cui campano numerosi avvocati perlopiù di fede politica islamista.

La svolta avviene negli anni Novanta e la più palpabile inversione di rotta si deve a Hosni Soliman, titolare della Dar al-Sharqiyat, fondata nel 1991 e tuttora in attività. Oltre a puntare su una veste grafica più professionale e curata, Sharqiyat si scava una sua nicchia di mercato presentandosi come casa editrice specializzata nel dare spazio ad autori emergenti. È qui che pubblicano, talvolta partecipando alle spese di stampa, gli scrittori, all’epoca trentenni, denominati “generazione degli anni Novanta”. Ed è sempre qui, nell’appartamento di Bab al-Luq in cui la casa editrice ha la sua sede (a metà strada tra piazza Tahrir e piazza Ta‘lat Harb), che gli autori trovano uno spazio fisico in cui incontrarsi in una sorta di comunità alternativa al potere culturale costituito. Sharqiyat farà scuola. Nel 1998 vedrà la luce un’altra casa editrice con le medesime caratteristiche e maggiore coinvolgimento politico, la Dar al-Merit, guidata da Mohammed Hashem, seguita qualche anno più tardi, tra le altre, dalla Dar al-Malamih di Mohammed Sharkawy, che si dedica alla pubblicazione di autori poco più che ventenni, politicamente agguerriti e creativamente eclettici (qui prende piede la prima graphic novel egiziana).

Il fiorire delle case editrici cammina di pari passo con il diffondersi di quello che ben presto diventa il secondo cardine che regge il cambiamento: l’apertura di librerie private che autonomamente programmano presentazioni di libri e incontri con l’autore, diventando a loro volta luoghi di aggregazione che creano comunità e permettono agli scrittori di incontrare i lettori senza doversi piegare ai dettami governativi che controllano la scena letteraria. La prima a presentarsi sul mercato – e, all’epoca, sembra quasi fantascienza – è la Diwan, nell’isola di Zamelek, storico quartiere residenziale nel centro del Cairo, ma nel giro di pochi anni seguiranno, tra le altre, Kutub Khan e Alef, ognuna con un numero di filiali in crescita esponenziale.

In piazza Tahrir, a gennaio di quest’anno, non c’erano ovviamente solo gli editori, gli scrittori e i librai di cui abbiamo fin qui parlato, in realtà solo poche centinaia di persone in una città che sfiora i venti milioni di abitanti. Però in piazza Tahrir c’erano le centinaia di migliaia di individui di cui, negli anni, editori, scrittori e librai avevano captato e veicolato i reconditi pensieri, le segrete velleità, i nascosti turbamenti, le pressanti richieste. Migliaia di individui che, adesso, individualmente o come comunità, stanno riprendendo in mano il proprio presente per costruire un futuro da condividere. Anche all’interno delle grandi istituzioni culturali governative.

————————————————————————

[1] Cfr a titolo di esempio: Philippe Fargues, Generations Arabes, Fayyard 2000; Youssef Courbage e Emmanuel Todd, Le rendez-vous des civilisations, Seuil 2007 (traduzione italiana : L’incontro delle civiltà, Marco Tropea 2009) e Emmanuel Todd, Allah n’y est pour rien!, arretsurimages.net 2011.

[2] Cfr a titolo di esempio, sull’Egitto: Samia Mahrez, Egypt’s Culture Wars, Routledge 2008; Richard Jacquemond, Entre scribes et écrivains, Actes Sud 2003 ; e su altre realtà del mondo arabo: Nicolas Puig e Franck Mermier, Itinéraires esthétiques et scènes culturelles au proche-orient, Ifpo 2007, Miriam Cook, Dissident Syria, Duke University Press 2007; The Lebanese Association of Women Researchers, Cultural Practices of Arab Youth, Bahithat Volume XIV 2009-2010.

[3] 76.853.000 abitanti nel 2007.

Si ringrazia Elisabetta Bartuli per la gentile concessione

E'  possibile leggere il dossier : La primavera dell'editoria egiziana sul numero di agosto della rivista Resetdoc

Compongono il dossier i seguenti articoli :

Il successo di una donna Elisa Pierandrei intervista Fatma El Boudy, editrice di Al Ain

Tradurre per intravedere il mondo Elisa Pierandrei intervista Hala Salah El-din Hussein

Dar Merit, la nuova Mecca degli intellettuali Elisa Pierandrei

Giornali in rivoluzione Un'intervista di Elisa Pierandrei


Unique visitors to post: 11

Continue Reading

31 marzo 2011 ~ 0 Comments

L’Egitto vince il Premio per la Letteratura per Bambini

L’Egitto vince il Premio per la Letteratura per Bambini.

Traduzione di Simona Olivieri

Afaf Tabbalah, importante figura del panorama mediatico egiziano, ha recentemente vinto il premio Sheikh Zayed, per la categoria Letteratura per l’Infanzia.

I vincitori del Premio sono stati nominati ad Abu Dhabi il 16 marzo da Sheikh Mansour Bin Zayed al-Nahyan, vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Presidenziali degli Emirati Arabi Uniti.

Tra gli altri personaggi premiati citiamo: l’arabista cinese Chung Jikon, insignito del titolo di Personalità Culturale dell’Anno, Abdoul Raouf Sinno vincitore del premio per il Miglior Contributo per lo Sviluppo di un Paese, il marocchino Mohammad Miftah vincitore della categoria Letteratura, ed infine il siriano Mohammad Zayed Yahya Kibbeh per la Traduzione.

Rashid al-Irimi, segretario generale della Commissione per il Premio, ha affermato che il Premio Letterario Sheikh Zayed ha contribuito allo sviluppo intellettuale e culturale del mondo arabo, auspicando che questo possa contribuire “ad illuminare altre zone”.


Ha poi aggiunto: “la rinascita della nostra nazione araba può essere realizzata solo mettendo in luce i suoi successi passati, quando il popolo e i suoi governanti avevano come priorità la conoscenza e l’apprendimento”.


La scrittrice egiziana Tabbalah ha affermato che ricevere il premio per la Letteratura per Bambini rappresenta per lei una nuova sfida.

Secondo quanto riportato dal sito del Premio, questo “è bandito ogni anno sia per scrittori, intellettuali ed editori arabi già affermati, sia per quei giovani talenti la cui scrittura e traduzione delle scienze umane hanno effettivamente arricchito la vita araba, da un punto di vista culturale, letterario e sociale”.

 

http://www.almasryalyoum.com/en/node/362355


Unique visitors to post: 7

Continue Reading

31 marzo 2011 ~ 0 Comments

Il Premio Letterario Sheikh Zayed 2010-2011

Il Premio Letterario Sheikh Zayed 2010-2011

Traduzione di Simona Olivieri

 

Il 13 marzo il Comitato Generale per il Premio Sheykh Zayed ha annunciato i nomi dei vincitori per l’edizione 2010-2011 per le categorie: Personaggio Culturale dell’Anno, Miglior Contributo per lo Sviluppo di un Paese, Letteratura, Traduzione e Letteratura per Bambini.

Vincitore del premio per il Miglior Contributo per lo Sviluppo di un Paese è il libanese Abdoul Raouf Sinno, con il suo libro “Harb Lubnan 1975-1990 – Tafakkuk al-Dawla wa Tasadduʿ al-Mujtamaʿ” (La Guerra in Libano dal 1975 al 1990 – la Frantumazione dello Stato e la Dissoluzione della Società”).

Per la categoria Letteratura è stato premiato il marocchino Mohammad Miftah, con il suo libro “Mafahim  Muwasaʿa li-Nazariyya Shiʿriyya” (Concetti Chiave della Teoria Letteraria).

Il siriano Mohammad Zayed Yahya Kibbeh  è stato invece premiato per la categoria Traduzione con “al-Thawra wa-l-Iqtisad al-Maʿarifa” (La Rivoluzione e l’Economia della Conoscenza, traduzione dall’inglese del libro Revolutionary Wealth degli autori Alvin e Heidi Toffler).

Per la categoria Letteratura per Bambini, invece, è stata insignita del titolo la scrittrice egiziana Afef Tabbalah, con il libro “al-Bayt wa-l-Nakhla” (La Casa e la Palma).

La cerimonia di premiazione si è tenuta il 16 marzo alla presenza di intellettuali, professori e scrittori provenienti dagli Emirati Arabi e dall’estero.

Infine, il Comitato per il Premio ha scelto come Personalità Culturale dell’Anno il cinese Chung Jikon, per i suoi meriti nel campo dell’insegnamento della lingua araba e della traduzione nei paesi dell’Estremo Oriente.


Unique visitors to post: 1

Continue Reading

14 gennaio 2011 ~ 1 Comment

I rapporti interreligiosi nei libri egiziani

Questa lista vuole essere uno strumento per capire meglio la realtà egiziana di questi giorni. astasia-shalabyAstasia (2010) di Khairy Shalaby, selezionato per la longlist del 2011 del Premio Internazionale per la letteratura araba (International Prize for Arabic Fiction -IPAF-), ma non presente, con disappunto e sorpresa di molti- nella shortlist. Astasia is a una donna copta che vive in un paese a maggioranza musulmana, e i sospettati dell’omicidio di suo fratello si cercano nella comunità musulmana.(Disponibile solo in arabo) al-nabati-zeidan Al- Nabati (Il nabateo) (2010) e il vincitore del Booker Prize arabo Azazel (2008) di Youssef Ziedan entrambi si sono addentrati nel territorio della religione. Azazel è stato tradotto in italiano da Neri Pozza. al-dunya-alberryPer restare nell’ambito del Booker Prize 2011, l’autore Khaled al-Berry aveva scritto una toccante e sottostimata storia della sua adolescenza, al-Dunia ajmal min al-janna (Il mondo è più bello del paradiso) (2006), che affronta, tra le altre cose, la questione delle relazioni tra musulmani e cristiani nell’Alto Egitto. Disponibile in inglese: Life is More Beautiful than Paradise (2009). abdel meguidNumerosi sono i libri che parlano della città di Alessandria, tra questi La ahad yanamu fi al-Iskandariya (Nessuno dorme ad Alessandria (1999) di Ibrahim Abdel Meguid. Questo libro è ambientato ad Alessandria durante la Seconda Guerra Mondiale. Nucleo centrale del romanzo è l’amicizia tra lo sheikh Magd al-Din, un fervente musulmano di origini contadine del Nord Egitto e Dimyan originario del Sud. Disponibile in inglese: No one sleeps in Alexandria (2006). sant therezaSant Tiriza (Santa Teresa) (2001), di Bahaa Abdelmeguid, esplora le relazioni tra musulmani, cristiani e ebrei dopo la guerra del ‘67 in un modo interessante e fresco. Disponibile in inglese: St. Theresa (2010). astifmatism in brain>Astigmatism fi mukh (Astigmatismo nel cervello) (2010), sottotitolo “Racconti ironici sulle divisioni settarie in Egitto” scritto a quattro mani da due ragazzi un musulmano e un copto Mostafa Elsayaad e Mena Shenoda. Disponibile solo in arabo. al-saadawiLa controversa autrice e attivista femminista Nawal al-Saadawi nel libro Jannat wa Iblis (Il paradiso e il diavolo) (1994) analizza e critica le strutture patriarcali del Cristianesimo e dell’Islam. Disponibile in inglese: The Innocence of the Devil (1998). awlad haratina-mahfuz/>In Awlad Haratina (1959) di Nagib Mahfuz usa l’allegoria per spiegare le tre religioni. Disponibile in italiano: Il rione dei ragazzi (2001). Sulla discussione sulla relazione Copti-Musulmani in Egitto, c’è il libro di Ibrahim Farghali, Ibtisamat al-qaddisin (I sorrisi dei santi) (2004), tradotto da Smart and Nadia Fouda-Smart. Qui, come M.A. Orthofer scrive nella sua recensione: “La morte di un caro amico d’infanzia, Emad, pesa molto su Rami, e la conversione all’Islam è per lui una via per provare a superare il dolore. La ragazza che amava, Christine, è allo stesso modo toccata dal fatto, si rifugia nella religione ed essendo cristiana diventa suora. Nessuno dei due tuttavia riesce a trovare una vera via di fuga nella religione (che nel caso di Rami è militanza ideologica). Così come Rami abbandonerà i Fratelli Musulmani, Christine romperà i suoi voti e tornerà alla vita laica”.Disponibile in inglese: The Smiles of Saints (2007).


Unique visitors to post: 7

Continue Reading

12 maggio 2010 ~ 0 Comments

Hoda Barakat a Venezia

Hoda Barakat

Beirut, il posto
più sicuro del mondo

conversa con
Elasibetta Bartuli e
Laura Graziano

Spazio Eventi Mondadori – Venezia

Bibliografia delle opere dell’autrice in arabo e in italiano


Unique visitors to post: 1

Continue Reading