I rapporti interreligiosi nei libri egiziani
Questa lista vuole essere uno strumento per capire meglio la realtà egiziana di questi giorni.
Astasia (2010) di Khairy Shalaby, selezionato per la longlist del 2011 del Premio Internazionale per la letteratura araba (International Prize for Arabic Fiction -IPAF-), ma non presente, con disappunto e sorpresa di molti- nella shortlist. Astasia is a una donna copta che vive in un paese a maggioranza musulmana, e i sospettati dell’omicidio di suo fratello si cercano nella comunità musulmana.(Disponibile solo in arabo)
Al- Nabati (Il nabateo) (2010) e il vincitore del Booker Prize arabo Azazel (2008) di Youssef Ziedan entrambi si sono addentrati nel territorio della religione. Azazel è stato tradotto in italiano da Neri Pozza.
Per restare nell’ambito del Booker Prize 2011, l’autore Khaled al-Berry aveva scritto una toccante e sottostimata storia della sua adolescenza, al-Dunia ajmal min al-janna (Il mondo è più bello del paradiso) (2006), che affronta, tra le altre cose, la questione delle relazioni tra musulmani e cristiani nell’Alto Egitto. Disponibile in inglese: Life is More Beautiful than Paradise (2009).
Numerosi sono i libri che parlano della città di Alessandria, tra questi La ahad yanamu fi al-Iskandariya (Nessuno dorme ad Alessandria (1999) di Ibrahim Abdel Meguid. Questo libro è ambientato ad Alessandria durante la Seconda Guerra Mondiale. Nucleo centrale del romanzo è l’amicizia tra lo sheikh Magd al-Din, un fervente musulmano di origini contadine del Nord Egitto e Dimyan originario del Sud. Disponibile in inglese: No one sleeps in Alexandria (2006).
Sant Tiriza (Santa Teresa) (2001), di Bahaa Abdelmeguid, esplora le relazioni tra musulmani, cristiani e ebrei dopo la guerra del ‘67 in un modo interessante e fresco. Disponibile in inglese: St. Theresa (2010).
>Astigmatism fi mukh (Astigmatismo nel cervello) (2010), sottotitolo “Racconti ironici sulle divisioni settarie in Egitto” scritto a quattro mani da due ragazzi un musulmano e un copto Mostafa Elsayaad e Mena Shenoda. Disponibile solo in arabo.
La controversa autrice e attivista femminista Nawal al-Saadawi nel libro Jannat wa Iblis (Il paradiso e il diavolo) (1994) analizza e critica le strutture patriarcali del Cristianesimo e dell’Islam. Disponibile in inglese: The Innocence of the Devil (1998).
/>In Awlad Haratina (1959) di Nagib Mahfuz usa l’allegoria per spiegare le tre religioni. Disponibile in italiano: Il rione dei ragazzi (2001).
Sulla discussione sulla relazione Copti-Musulmani in Egitto, c’è il libro di Ibrahim Farghali, Ibtisamat al-qaddisin (I sorrisi dei santi) (2004), tradotto da Smart and Nadia Fouda-Smart. Qui, come M.A. Orthofer scrive nella sua recensione: “La morte di un caro amico d’infanzia, Emad, pesa molto su Rami, e la conversione all’Islam è per lui una via per provare a superare il dolore. La ragazza che amava, Christine, è allo stesso modo toccata dal fatto, si rifugia nella religione ed essendo cristiana diventa suora. Nessuno dei due tuttavia riesce a trovare una vera via di fuga nella religione (che nel caso di Rami è militanza ideologica). Così come Rami abbandonerà i Fratelli Musulmani, Christine romperà i suoi voti e tornerà alla vita laica”.Disponibile in inglese: The Smiles of Saints (2007).
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